Un impianto elettrico a norma: tutto quello che è necessario sapere

Siete mai entrati in una stanza in cui non c’era nessun interruttore vicino alla porta di accesso? Avete mai dormito in una camera in cui non c’era una presa o un interruttore vicino al letto? O dovevate accendere la televisione, il computer e caricare il cellulare, ma non c’era abbastanza energia elettrica? Tutto ciò riguarda gli impianti elettrici.

L’impianto elettrico è tra le componenti domestiche più importanti, ma anche quello che rappresenta una delle maggiori fonti di rischio. Conoscere le norme aiuta a valutare il grado di sicurezza della casa e a tutelarvi.

L’importanza di un impianto elettrico a norma

L’elemento essenziale di una casa è l’installazione di un impianto elettrico a norma, che soddisfi quindi tutte le esigenze dei residenti.

D’altronde ad oggi tutto viene alimentato dall’elettricità, e oltre alle utenze è necessario aggiungere tutti quei sistemi di regolazione per il risparmio energetico, la domotica, gli impianti di sicurezza, ed è proprio per questo motivo che un impianto va progettato e realizzato al meglio, senza diventare un pericolo per la sicurezza delle persone e dell’immobile.

Per far fronte alle nuove esigenze, recenti norme sono state emanate dal CEI (Comitato elettrotecnico italiano).

Il quadro legislativo di riferimento in vigore è composto dal DM 22/01/2008 n. 37 e dalla norma Cei 64-8 che rappresenta un’importante evoluzione del concetto di impianto elettrico. Oltre a essere sicuro, oggi deve garantire standard minimi di prestazioni in termini di funzioni, di usabilità e di fruibilità.

Impianto elettrico a norma. Il quadro normativo

  • La legge 46/90
    Nel 1990, con l’entrata in vigore della legge 46/90, è stato introdotto un sistema di regole sull’installazione, la progettazione e la certificazione degli impianti elettrici per un utilizzo sicuro dell’energia elettrica. Le principali innovazioni sono state:
    obbligo dell’abilitazione a operare sugli impianti, quindi solo installatori qualificati e professionisti abilitati;
    obbligo di una dichiarazione di conformità – rilasciata al termine dei lavori dall’installatore che attesti che l’impianto sia stato realizzato secondo le normative e la regola dell’arte;
    obbligo di adeguare gli impianti già esistenti con alcune dotazioni minime di sicurezza: interruttore differenziale, dispositivo di sezionamento, dispositivo di protezione dalle sovracorrenti e di protezione nei confronti dei contatti diretti.
  • Il Decreto Ministeriale 22/01/2008 n° 37
    Nel corso del 2008, la legge 46/90 è stata sostituita dal Decreto Ministeriale DM 37/08 che ha introdotto alcune modifiche. In particolare assegna al proprietario dell’impianto l’obbligo di adottare le misure necessarie per conservare le caratteristiche di sicurezza, tenendo conto delle istruzioni per l’uso e la manutenzione predisposte dall’impresa installatrice. Viene confermato il ruolo delle norme tecniche: nel caso degli impianti elettrici, la CEI 64-8 rappresenta il riferimento per la realizzazione di impianti secondo la “regola dell’arte”
  • La norma CEI 64-8
    Rappresenta il principale riferimento normativo per tutti coloro che operano sugli impianti elettrici di bassa tensione. Nel 2011 la norma è stata integrata con un nuovo allegato che, attraverso la definizione di livelli minimi delle dotazioni impiantistico-funzionali nel settore residenziale, ha introdotto un nuovo modo di classificare l’impianto elettrico. Si tratta di un importante passo verso la definizione di uno standard di qualità degli immobili, in cui tutte le componenti, dall’involucro casa all’impianto elettrico, devono soddisfare criteri di sicurezza, sostenibilità ambientale, usabilità e fruibilità. La norma rappresenta anche un’importante evoluzione del concetto di impianto elettrico che si basa non solo sulla sicurezza, ma anche sulle prestazioni dello stesso.
  • Chi è interessato
    Il campo di applicazione delle norme riguarda:
    impianti nuovi (a eccezione degli impianti negli edifici pregevoli per arte e storia) del settore residenziale, ovvero gli impianti elettrici di unità immobiliari a uso residenziale situate all’interno dei condomini o poste entro unità abitative mono o plurifamiliari (ad esempio ville, villette);
    ristrutturazioni e rifacimenti completi di impianti elettrici esistenti, eseguiti in occasione di ristrutturazioni edili dell’unità immobiliare.

Qual è lo standard di qualità di un impianto elettrico a norma

La norma in vigore prevede una serie di dispositivi obbligatori affinché l’impianto sia sicuro.

In caso di una realizzazione ex novo il primo step da cui partire è il progetto dell’impianto elettrico, che deve essere eseguito da personale esperto che, attraverso la planimetria della casa, valuta la struttura adatta coniugando le esigenze della famiglia, la disposizione dell’arredamento nella casa, i punti ottimali per installare gli elettrodomestici (grandi e piccoli), la distribuzione uniforme delle prese di corrente.

I tre livelli qualitativi di un impianto elettrico a norma

Per essere a norma, un impianto elettrico deve essere dimensionato in potenza: fino a 3 kW in per superfici fino a 75 metri quadri e 6 kW per le altre. Importante è poi la protezione differenziale, devono essere installati 2 interruttori che garantiscano la continuità di servizio. Infatti in un impianto elettrico a norma la linea dei grandi elettrodomestici deve essere diversa da quella per le luci e per le prese di più comune utilizzo.

I sistemi elettrici sono classificati in tre livelli crescenti:

Livello 1

Per il livello 1 sono stati individuati i requisiti minimi per un impianto elettrico a norma, che prevede un numero minimo di punti luce e di prese elettriche. Questo numero minimo varia in base alla superficie dei locali interessati.

La norma poi definisce anche i parametri da rispettare per la collocazione delle prese elettriche: generalmente una presa va sempre messa accanto alla porta di accesso al locale. Gli altri punti vanno distribuiti uniformemente lungo le pareti in modo da non disturbare rispetto al posizionamento della mobilia.

Per il bagno il requisito minimo prevede l’installazione almeno di due punti luce e due prese elettriche, comprendenti anche una o più prese del tipo schuko, richieste dagli elettrodomestici come la lavatrice. Un discorso simile vale anche per la cucina, dove il numero minimo di punti presa è fissato a due.

Livello 2 

Si tratta dello standard adatto a coloro che scelgono livelli di fruibilità, comfort e sicurezza adeguati alle esigenze degli impianti residenziali moderni.

Questo livello prevede tutti i punti del livello 1 più l’installazione di un sistema di controllo dei carichi che, nel caso si dovessero superare le soglie, scollegherebbe qualche punto senza far saltare l’intero impianto.

Livello 3

Il livello 3 raggiunge il livello qualitativo più alto, viene definito il livello domotico.

Un impianto elettrico domotico ha la peculiarità di saper gestire almeno quattro delle seguenti funzionalità:

  1. impianto di sorveglianza antintrusione;
  2. controllo dei carichi;
  3. gestione della temperatura;
  4. automazione di serrande;
  5. remote control via mobile;
  6. impianto hi-fi diffuso;
  7. sistema rilevazione fumi e/o gas.

Impianto elettrico a norma: detrazioni fiscali

La sostituzione dell’impianto elettrico, con la messa a norma dello stesso rientra nelle detrazioni del bonus ristrutturazioni, confermato in legge di bilancio fino al 31 dicembre 2019.

Le detrazioni Irpef previste sono del 50% dei costi sostenuti per gli interventi di ristrutturazione. Una detrazione deve essere fruita in 10 quote annuali dello stesso importo ed è applicata a un costo massimo di 96.000 euro.